Il Piccolo Wilmer

Wilmer vive da solo in Barrio Pinto tra case di latta e latini tatuati; ogni giorno si mette camicia e scarpe eleganti e si reca in ufficio dall’altra parte della città, in Escazù. Ha solo 22 anni, ma ha un senso del dovere che nei miei coetanei non ho visto spesso. Non si concede pause: ogni mattina si sveglia alle 4.30, mangia latte e cereali e va a prendere il bus per iniziare a lavorare alle 6.00; lavora tutto il giorno per dieci ore al giorno (le leggi sul lavoro in Costa Rica sono diverse, io ad esempio lavoro 9 ore e 30 tutti i giorni, poi ne parleremo!), esce alle 18.00, viaggia per un’ora e trenta minuti in bus per tornare a casa e quando arriva si mette a studiare fino a tarda notte. Non esce, non fuma e non beve.

Per chi mi conosce, immaginatevi cosa possa aver significato per lui ricevere in casa una come me.

Ecco, l’idea di un’europea all’arrivo in Costa Rica era quella di trovare la gente latina abbronzata e sorridente, con camice a fiori, pronta a ballare salsa e raggaeton in spiaggia a piedi scalzi sotto la luna, sorseggiando mojito davanti a un falò. Immaginate adesso cosa possa aver voluto dire per me arrivare invece in una casa di latta con le sbarre, dove non si può assolutamente uscire a passeggiare, senza spiaggia, né mojito (altro che falò, non c’è nemmeno il gas in casa!). L’impatto non è stato proprio dei migliori: sono stata chiusa in casa per oltre 48 ore per una questione di sicurezza, senza potere andare a lavoro poiché Veronica non aveva avvisato l’azienda del mio arrivo (mannaggia a lei!). Le prime ore mi hanno messo davvero a dura prova. Fortunatamente, tendo a non buttarmi giù e cerco sempre di sprigionare quanta più allegria possa, motivo per cui, a parte finire la serie tv La casa de papel (consigliatissima!), ho dedicato le mie energie all’unica cosa che potevo fare: conoscere a fondo Wilmer. Ne è venuto fuori un sincero e sano scambio di aiuti e di esperienze. Io avevo bisogno di una figura protettiva e affidabile e lui aveva bisogno di brio e coraggio. Penso che alle volte le cose non capitino per caso. Dopo aver passato una settimana insieme a chiacchierare profondamente, scoprendoci e conoscendoci sempre più, abbiamo iniziato a volerci bene davvero. Le regole di Aiesec non contavano più nulla, ci aiutavamo a vicenda da veri amici. Quando si vivono certe situazioni così intense ci vuole un attimo a passare dal non conoscersi all’essere amici per la pelle. E così ho raccontato a Wilmer le mie esperienze di vita, i miei periodi bui, i momenti di spensieratezza. Da qui mi sono resa conto di ciò che nella vita è stato realmente importante: ero davvero soddisfatta quando gli raccontavo delle possibilità che ho avuto di studiare in diversi Paesi, in quanto durante queste esperienze mi sono goduta appieno il tempo, grazie alle persone che ho incontrato. Ognuna di esse, vista da qui, è degna di una medaglia per qualcosa che mi ha dato. E il caro Wilmer, in una sola settimana, un oro per avermi aiutata in un inizio davvero difficile se l’è meritato tutto.

Alla fine io e Wilmer abbiamo vissuto insieme solo per dieci giorni, perché lui ha fortunatamente trovato una casa con dei colleghi vicino al suo lavoro, in Escazù, così può dormire un po’ di più e godersi anche un po’ del resto della vita. Abbiamo già fatto una vacanza insieme a Manuel Antonio e l’ho portato a ballare con i miei nuovi coinquilini alla Cali. Continuiamo a sentirci: l’ultima volta mi ha detto che vuole andare a fare un tirocinio in Europa! E’ una persona in gamba e con un cuore enorme, sono felice di avergli passato un po’ del coraggio di viversi la vita. Alla fine ognuno dei due ha ottenuto qualcosa.

E la ruota per me ha girato nel verso giusto: ho trovato una stanza in Casa Selva e vivo con 14 persone incredibili, ma questa è un’altra storia e merita assolutamente un altro articolo.

2 pensieri su “Il Piccolo Wilmer

  1. Timothée Barattin ha detto:

    “Ecco, l’idea di un’europea all’arrivo in Costa Rica era quella di trovare la gente latina abbronzata e sorridente, con camice a fiori, pronta a ballare salsa e raggaeton in spiaggia a piedi scalzi sotto la luna, sorseggiando mojito davanti a un falò.”
    …perché non è cosi?

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    • federaspatola ha detto:

      No! I costaricensi sono molto gentili, ma molto riservati. E’ difficile riuscire ad avvicinarsi e stringere legami. Inoltre a San José fa più freddo, è il tipico clima di collina fresco e con forte umidità. Certo che se vai lungo le spiagge, in vacanza nei posti turistici, questo è ciò che trovi. Ma lo stile di vita dico, quello vero, è diverso da questo stereotipo.

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